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I Neko Cafè

I Neko Cafè

 
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ATTENZIONE: la lettura di questo articolo è sconsigliata ai non amanti dei gatti!

Invece, se sei un amante dei gatti riuscirò a darti un motivo per andare in Giappone.

Suggestivo e curioso, stiamo di certo parlando di un paese che offre l’opportunità di fare le esperienze più bizzarre: dal poter dormire negli hotel a capsule al sorseggiare tranquillamente un caffè in compagnia di un amico baffuto e a quattro zampe.

Si chiamano Neko Cafè e in Giappone sono stati favoriti dal divieto di poter ospitare animali in condomini. Quindi, si prestano anche come il luogo ideale per godere della compagnia di questi animali paffuti e pelosi soprattutto se si soffre della solitudine metropolitana. Nascono anche con lo scopo di sensibilizzare l’utenza ad argomenti come randagismo e maltrattamenti.

Quindi, se ti capiterà di passare per il Sol Levante ed ami gatti non potrai far a meno di andarci.

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Maestri di sushi

Maestri di sushi

 
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Il sushi è un’arte non un mestiere.

Intraprendere la strada di maestro di sushi è veramente difficile. Si tratta di un percorso che può durare anche dieci anni per poter diventare chef affermati. Costa anche tanta pazienza, fatica e dedizione.

Per questa ragione, i giovani aspiranti iniziano l’apprendistato subito dopo il liceo affiancati da un maestro all’interno di un ristorante. Inizialmente si dedicano a mansioni molto umili come la pulizia dei piatti e l’ordine del locale. Dopodiché si passa al secondo step: la cottura del riso.

Questo ingrediente è fondamentale, ogni ristorante ha la sua ricetta tradizionale, che viene trasmessa ai novizi una volta reputati degni di fiducia.

Infine, ultima fase, di altrettanta importanza, è la scelta del pesce. L’apprendista dovrà assimilare tutti i trucchi dal maestro per selezionare un prodotto di alta qualità durante gli incontri con i fornitori. Nel frattempo, si saranno perfezionate le tecniche per gli altri ingredienti.

Jiro Ono è uno dei maestri più celebri, ha la “fresca” età di soli 85 anni ed è molto severo con i suoi allievi. Il suo ristorante Sukiyabashi in Giappone ha ottenuto tre stelle Michelin con 10 coperti. Insomma, non è altro che il Bottura del sushi.

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Biscotti della fortuna

Biscotti della fortuna

 
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I bisotti della fortuna cinesi sono giapponesi

I biscotti della fortuna sono un classico fine pasto della cucina giapponese e cinese. Ogni biscotto contiene un bigliettino chiamato fortuna, cioè una frase divinatoria, un buon augurio o un semplice consiglio. Tuttavia, in Cina non si sa che cosa siano. Infatti, erroneamente questi vengono attibuiti al popolo cinese, al contrario nascono sull’arcipelago nipponico. A provarlo è un’incisione del 1878 presente sul libro di storie “Moshiogusa Kinsei Kidan”, dove vengono raffigurati tre personaggi, uno dei quali alle prese con la loro cottura sulle griglie.
In Giappone si chiamano tsujiura senbei, sono leggermente diversi da quelli a cui siamo abituati: un po’ più scuri con la fortuna in mezzo e non all’interno.

Ma come sono arrivati in Occidente?

I biscotti della fortuna approdano in America negli anni della Prima Guerra Mondiale, in seguito alla forte immigrazione giapponese e cinese. A renderli noti furtono il giapponese Makoto Hagiwara, ex custode nei giardini del tè in Giappone, dove era usanza servire i senbei e una volta in America propose questi biscotti anche al Tea Garden di San Francisco riscuotendo molto successo. Nel frattempo il cantante cinese David Jung, approdato a Los Angeles, fondò nel 1916 la Hong Kong Noodle Company e iniziò a produrre anche i biscotti della fortuna.

I dolcetti si diffusero così in tutto il paese e con essi crebbero piccole pasticcerie cinesi e compagnie cinesi che producevano biscotti, contemporanemante molti giapponesi erano stati mandati nei campi di internamento e i cinesi, intelligentemente, presero la produzione in mano.

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La zuppa di miso

La zuppa di miso

 
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La zuppa di miso è un piatto tipico della tradizione alimentare giapponese ed uno dei piatti principali proposti dalla cucina macrobiotica, nata proprio in Giappone.

Questa comprende sempre tre tipologie di ortaggi tra i propri ingredienti: verdure a foglia (come le verze o i cavoli), ortaggi tondi (come le cipolle) e tuberi o radici (come le carote o le rape). In questo modo si ottiene un piatto equilibrato e ricco di energia.

L’ingrediente principale per insaporire questo piatto, da cui la zuppa stessa prende il nome, è il miso. Si tratta di un condimento utilizzato spesso per la preparazione del brodo. È l’equivalente naturale, e molto più nutriente, del dado da cucina industriale comunemente utilizzato in occidente. Questo viene ottenuto da fagioli di soia fermentati grazie all’azione di un fungo microscopico.

Il miso rafforza il sistema immunitario e regola le funzioni intestinali. In Giappone questa zuppa non è considerata un semplice alimento, ma un vero e proprio rimedio curativo, soprattutto in caso di raffreddore e influenza.

Il pesce fugu

Il pesce fugu

 
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Il fugu per i giapponesi altro non è che il pesce palla, un pesce piuttosto pericoloso, specie se servito a tavola; ciò nonostante rimane uno dei piatti più prelibati e costosi della cucina giapponese.

Il Fugu contiene all’interno del suo corpo una sostanza pericolosa e mortale, la tetradotossina. Si tratta di un veleno potentissimo, più forte del cianuro, che paralizza i muscoli della vittima lasciandola però cosciente.

Vista la grande tossicità di questo pesce, in Giappone qualunque cuoco voglia cucinarlo nel proprio ristorante deve ottenere una particolare attestazione, nonché aver svolto un tirocinio apposito pluriennale. Se poter cucinare il pesce palla in Giappone è una sfida non da poco, in Italia è praticamente impossibile. Dal 1992 è vietata la vendita a scopo alimentare in Italia; dal 2004 invece l’Unione Europea ha vietato la vendita ed il consumo del pesce palla.

Il Wasabi

Il Wasabi

 
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Il wasabi altro non è che una spezia di origine nipponica, conosciuta nel mondo occidentale grazie agli ormai numerosi ristoranti giapponesi. Il suo nome scientifico è “eutrema japonicum”, e si tratta di una piantina, la cui radice viene utilizzata nella preparazione della famosa salsa di accompagnamento.

Oltre al suo gusto particolare, il wasabi presenta, tra le altre, le seguenti proprietà benefiche:
antibatterico: aiuta, ad esempio, la salute dentale, ostacolando la diffusione di batteri che si formano all’interno del cavo orale.
antisettico: è in grado di rallentare lo sviluppo dei microbi, ed è per questo motivo che generalmente accompagna il pesce crudo.
anticancro: è ricco di sostanze in grado di annullare agenti cancerogeni ancor prima che inneschino il tumore.
balsamico: in caso di raffreddore si rivela un vero e proprio toccasana per le vie respiratorie.

Vi aspettiamo!

Sushi al salmone, origine norvegese

Sushi al salmone, origine norvegese

 
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Il tuo sushi preferito è quello al Salmone?
Beh allora sappi che non devi ringraziare un anziano e saggio chef giapponese, quanto piuttosto il norvegese Bjorn Eirik Olsen!

Circa 30 anni fa infatti il Giappone si trovò a fronteggiare una grave mancanza di pesce.
Al contrario la Norvegia disponeva di una enorme quantità di salmone, ma voleva evitare di saturare il proprio mercato interno.
La soluzione perciò si presentò da sè e a vantaggio di entrambi i popoli.

La prossima volta che mangerete sushi o sashimi di salmone nel nostro ristorante, ringraziate il nostro amico norvegese.

Skal!!!

Nighiri

Nighiri

 
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La cucina italiana è amata in tutto il mondo e tutti gli italiani considerano la loro cucina un vero e proprio patrimonio. Negli ultimi anni però molti hanno cominciato ad apprezzare anche altre gastronomie. Una fra tutte, la cucina giapponese. Il cibo giapponese ha avuto un grandissimo successo in Italia, come dimostrano i numerosi ristoranti cinesi e giapponesi presenti in quasi tutte le città italiane. Per alcuni è diventata un’abitudine, per altri è solo una moda, per altri ancora è un vero piacere gustativo.

Uno dei piatti più apprezzati, ordinati e conosciuti è il nighiri-sushi, una polpettina di riso abbinato ad una fettina di pesce crudo tagliato a regola d’arte. È forse una delle preparazioni più semplici della cucina giapponese, ma è anche quella più consigliata quando si prova per la prima volta questo tipo di cibo.

La preparazione del riso è quella classica utilizzata per la preparazione di tutte le tipologie di sushi, come uramaki, hossomaki e temaki. I nighiri si differenziano in base al pesce che viene adagiato sopra al riso: si possono trovare nighiri di salmone (sake), tonno (maguro), gambero (ebi), branzino (suzuki), orata (kurokai), anguilla grigliata (unaghi) o polpo cotto (tako).

Il nighiri è un piatto delicato ma gustoso che può essere condito con qualche goccia di salsa di soia.

Consiglio: non inzuppare il nighiri nella salsa di soia, bagnalo leggermente solo dalla parte del pesce.

Curiosità: se sei in difficoltà con le bacchette, puoi mangiare il nighiri anche con le mani!

La tempura

La tempura

 
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Spesso, soprattutto in estate, si evita di ordinare e mangiare la classica frittura di pesce o di verdure perché appesantisce e in generale non fa molto bene alla salute.
Dal Giappone però arriva una frittura leggera e delicata che rende gli ingredienti gustosi e poco pesanti: si tratta della tempura.

La tempura è una tecnica di frittura che arriva direttamente dall’oriente, molto semplice e versatile. La leggerezza che differenzia la tempura dalla classica frittura è data dallo shock termico. Fondamentale è la pastella, che viene preparata solo con farina di riso e acqua frizzante fredda. La pastella viene mescolata poco e deve essere mantenuta più fredda possibile. Anche gli alimenti che si vogliono friggere devono essere ben freddi e infarinati, prima di buttarli nella pastella e poi fritti. Altro elemento importante nella preparazione di una perfetta tempura è la temperatura dell’olio, la quale non deve superare i 180°.

Il nome tempura però non è di origine giapponese, bensì latina e legata alla tradizione cristiana. Secondo la tradizione, la tempura nasce grazie ai primi contatti tra i giapponesi, i marinai portoghesi e i missionari cristiani. Quest’ultimi, all’inizio di ogni stagione osservavano tre giorni di digiuno nei quali si nutrivano solo di verdure e pesce. Questo periodo di digiuno veniva chiamato “tempora”, da cui il nome tempura.

Uramaki Rainbow Roll

Uramaki Rainbow Roll

 
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Vuoi far colpo sulla tua famiglia o sui tuoi ospiti? Segui questa ricetta e prepara anche tu il nostro gustosissimo Uramaki Rainbow Roll!

Ingredienti:
– 625 g di riso per sushi
– 690 ml di acqua
– 1 foglia di alga kombu
– 100 ml di aceto di riso
– 1 cucchiaino di sale
– 2 cucchiai di zucchero
– 1 cucchiaio di sakè (facoltativo)
– Fogli alga nori
– 200 gr di gamberi sgusciati
– 1 avocado
– Carpaccio di pesce misto (salmone, tonno, branzino) qb
– Maionese o formaggio spalmabile qb

Preparazione:
1. Lavare il riso finché l’acqua non rimane trasparente.
2. Lasciare riposare il riso in 690 ml di acqua per 3 ore (se siete di fretta, lasciate riposare almeno 1 ora).
3. Mentre il riso riposa, passa alla preparazione degli altri ingredienti. Infilza i gamberi in uno spiedino lungo il dorso (per non farli arricciare) e sbollentateli per un minuto in acqua bollente. Lasciarli riposare togliendo lo spiedino.
4. Tagliare l’avocato a fettine lunghe. Rivestire con la pellicola la stuoietta per sushi.
5. Tagliare a metà la foglia di alga nori, disporla sulla stuoietta con la parte lucida verso il basso e con il lato lungo verso di te.
6. Preparare la marinatura del riso: mescolare 100 ml di aceto di riso, 2 cucchiai di zucchero e 1 cucchiaio di sale. Mettere la miscela sul fuoco a fiamma bassa e mescolate finché zucchero e sale non si sciolgono (non portare a ebollizione).
7. Dopo aver fatto riposare il riso, appoggiare l’alga kombu sul riso ricoprendolo. Coprire la pentola con un coperchio e mettere la pentola sul fuoco a fiamma altafinché bolle, poi abbassare la fiamma il più possibile e continuare la cottura per 10 minuti. Infine lasciare riposare per altri 10 minuti a fuoco spento. In questo passaggio è importantissimo NON SOLLEVARE MAI il coperchio.
8. Mettete il riso in una ciotola di legno o vetro e con un mestolo di legno bagnato nella marinatura (punto 6) cominciare a separare il riso “tagliandolo”. Intanto versare lentamente la marinatura nel riso (non a filo con flusso diretto) continuando a separare i chicchi. Contemporaneamente, sventolare il riso con un ventaglio per intiepidirlo.
9. Una volta pronto, distribuire una parte di riso sull’alga nori formando uno strato di 1 cm.
10. Con cautela girare l’alga dall’altra parte (in questo modo si avrà il riso a contatto con la pellicola). Spalmare al centro un po’ di maionese o di formaggio spalmabile e posizionarci sopra gamberi e avocato.
11. Cominciare ad arrotolare aiutandovi con la stuoietta. Una volta arrotolato, compattare bene il rotolo ottenuto e togliere la stuoietta.
12. Posizionare le fette di carpaccio sul rotolo, aggiungendo a piacere anche fettine sottili di avocado.
13. Con un coltello a lama affilata e bagnata in acqua e aceto di riso, tagliarlo a rondelle uguale
14. Servitelo con zenzero e wasabi.

Buon appetito!